Raduno di Tropea 2002 - 2° parte
di Alberto Franchi


Il raduno di Tropea inizia per me un giorno prima. Nonostante gli impegni di lavoro decido, infatti, di farmi un giorno o due in più di vacanza. La notte fra giovedì e venerdì non dormo molto. Qualcuno decide di mettersi a fischiettare alle sei e mezza di mattina. Mi alzo e vado a fare colazione. Il campeggio è a gestione familiare. E te lo credo! Il titolare ha quattro figlie e nove maschi! Le quattro ragazze lavorano tutte li, mentre i maschi li vedo apparire e sparire a seconda dei giorni. Una sposata, una così così, le altre due, Cristina e Rosetta, decisamente carine.

Giornata di mare, la prima, dedicata al riposo. Il lettore cd, anzi mp3, mi tiene compagnia per svariate ore. Bagni, sole, mare. Mi strino un po' la schiena e le ginocchia. Poco male, fra qualche ora sarò nero abbronzato. In spiaggia conosco un altro reggiano. Ex motociclista corsaiolo, ama le jap e le Ducati. E tutto quello che corre dai 250 in su. Ci punzecchiamo a vicenda per un'oretta e poi anche i giorni successivi.

Pranzo con una macedonia e a metà pomeriggio vado a vedere in piazza che moto sono arrivate. La piazza è deserta. Solo quattro striscioni 'Moto Guzzi' sovrastano le vie del centro. Ma come, penso io, oggi dovevano mettere in mostra le quattro moto arrivate da Mandello! La mia Cali, ripulita da polvere e moscerini qualche minuto prima, fa intanto bella mostra di se in piazza. In molti si fermano per ammirarla. Fermo un vigile e chiedo di Franco, 'Ma lei chi è?', gli spiego che sono qui per il raduno Guzzi, parola magica, la pattuglia con Franco ed Enzo arriva in un batter d'occhio.

Certo non hanno una grossa mole di lavoro, ci mettiamo a chiacchierare un poco lì in piazza. In mattinata erano andati a prendere le moto a Reggio Calabria. Due V11, una Scura e una LeMans. Due belle moto che certo non vanno pianino. Un po' titubante racconto loro quando, in tangenziale a Reggio Emilia, ho tirato una LeMans fino ai 200. Al che loro ridacchiando mi fanno. 'Anche noi da Reggio (Calabria) a qui, e poi che c' era vento .'. E por fortuna che sono vigili urbani!!

Vincenzo Crea è arrivato. Il titolare della famosa concessionaria di Reggio Calabria, ed organizzatore del raduno si sta riposando su al Vulcano. 'Sai dov'è?', io non sono del posto, e quindi mi scortano con la macchina di servizio (!!!) fino all'hotel Vulcano dove Vincenzo ed una bottiglia d'acqua mi aspettano. I due vigili restano lì con noi una decina di minuti. Poi, fingendo impegni di lavoro, si allontanano; penso a voce alta 'Ma non avete proprio un cazzo da fare!', si girano e ridono.

Sto facendo due chiacchiere con Crea, quando arriva l'essere più strano, arrogante e pieno di se che io ricordi in questi tre giorni. Un tal Gherardo da Taranto, padre di un figlio quattordicenne che io, concordemente con Spam, ho definito 'poveretto' per essersi ritrovato un padre così, e che orgogliosamente definisce la sua una famiglia di Guzzisti, lui con la Nevada 750 club, il figlio con una Guzzi 125 da enduro. E già! Famiglia di guzzisti! :-)

Arrivo nuovamente in Piazza Vittorio Veneto. A causa della mia carnagione scura sono scambiato spesso per un organizzatore, ed infatti vedo arrivare verso di me un tipetto con baffetti di beatlesiana memoria. E' Pietro di Palermo che mi chiede informazioni sull'alloggio. Lo indirizzo verso il campeggio dove lo raggiungerò più tardi.

Ecco finalmente arrivare Spam con un parente Harleyista. Decidiamo di andare a mangiare a Brattirò da Franco dove si mangia cucina calabra, buona e piccante. Lo stesso Pietro si aggrega e, con sua somma gioia, conosce il nostro gruppo. Sabato inizia il raduno. In mattinata mi presento in piazza proprio quando arrivano i due vigili, in divisa, a cavallo delle due V11. Pazzesco! C'e' anche Nino, il maresciallo.

Si ride e si scherza al bar davanti ad una tazza di caffè, l'ennesimo caffè che non sono riuscito a pagare, gli indigeni erano sempre più veloci di me a mettere mani al portafoglio. 'Dai, Alberto, provala - mi dice - vedrai che bomba'. Salgo in sella alla Scura e mi faccio un giretto. Però non va, alcuni problemi ai corpi farfallati (persi qualche ora prima) mi impediscono di aprire il gas a manetta. Va beh, riporto la moto in piazza e quasi quasi la vigilessa mi fa la multa.

La piazza, nonostante il raduno debba cominciare ufficialmente alle 14.30, comincia a riempirsi. C'è sempre più caldo ed io, vestito correttamente con giacca e pantaloni da motociclista, comincio a fare i beghi. Con Pietro 'farotondo' si va a mangiare qualcosa in pasticceria; pastiera napoletana, una pasta da un chilo e mezzo ed una granita siciliana. Giusto per stare leggeri. Rientriamo in piazza dove non c 'è più nessuno, a parte Gherardo che, in una piazza ad uso pedonale, sta facendo scuola guida al figlio zigzagando pericolosamente fra vasi ed ombrelloni. Che razza di educazione! Se prima mi stava un po' sulle balle, beh, ora ha sicuramente completato l'opera. Ma la ciliegina sulla torta la metterà l'indomani.

Finalmente, con un po' di ritardo, il motoraduno incomincia. Mi iscrivo. Alberto Maria Franchi da Reggio Emilia, 1071 chilometri. La signorina mi guarda come fossi un UFO. Lascio la moto in piazza e vado in spiaggia a cambiarmi, troppo caldo per rimanere in tuta. Cazzeggio un po' in piazza per qualche ora, conosco così un sacco di persone di cui non ricordo nemmeno tutti i nomi.

Rido e scherzo con gli organizzatori i quali mi hanno oramai adottato, a tal punto che Enzo, il vigile, mi da sua figlia. No, no! Non in quel senso! Cercava un motociclista 'single' che la portasse in giro con la carovana per il centro di Tropea. Katia, sedici anni, molto molto carina. Visitiamo la chiesetta settecentesca e rientriamo in piazza.

Dopo una doccia rinfrescante mi avvio lentamente verso il ristorante Calypso. Non è una cena ufficiale del motoraduno, ma semplicemente alcuni tavoli erano stati riservati. Ognuno prendeva quel che voleva ed io ho cominciato con la birra, poi la pizza, poi la birra, poi le patate, poi la birra, poi l'amaro del capo, prodotto da un noto mafioso calabrese. Sicuramente non ci voleva, l'amaro, freddo al punto giusto, è andato giù che era un piacere, per poi tornare su assieme a birra e patate.

Abbiamo discusso un po' di tutto, dalla politica con aretuseo alla legge di conservazione del momento angolare con Umberto. Domenica mattina la mancanza di etilometri fra il camping e la piazza, circa 500 metri, mi permette di arrivare al motoraduno a cavallo della mia moto. Parcheggio e mi infilo nella campagnola di Nino col quale andiamo a prendere le cipolle. Seconda tappa, necessaria, la farmacia per acquistare dell'Alka-Seltzer. Da lì a mezzora, da buon tossico, me ne sarò gia fatte tre.

Mi incontro finalmente con Ciccio Romeo dai tornanti del Pollino. Baci e abbracci. Il tempo passa fra granite al limone e caffè, sempre offerti dai soliti indigeni, che bene non fanno alla mia acidità di stomaco. Si parte infine per il giro turistico, una quarantina di chilometri in compagnia di Katia che mi permettono di apprezzare i lati belli (spiagge, paesini e stradine di campagna) e brutti (macchine rubate, bruciate ed abbandonate in discariche al lato delle belle stradine di campagna) della costa e dell'entroterra tropeano.

Ad un certo punto ci fermiamo per un drink, e qui decidiamo di scattare la foto di gruppo. Gherardo si supera. Dopo che noi eravamo oramai pronti allo scatto, disposti disordinatamente tipo una squadra di calcio, arriva lui! 'Eccomi, eccomi' e si sdraia in prima fila tipo Maya desnuda; non contento di ciò si mette pure a fare le corna sulla testa di Pietro 'farotondo'. Patetico.

Terminiamo il giro senza incidenti di sorta, malgrado Gherardo (sempre lui) affiancando il figliolo ad andatura super ridotta e zigzagando per impedire a chiunque di superarlo, abbia creato un tappo mostruoso. Finalmente arriviamo al ristorante Calypso dove, per la modica somma di 15 euro, ci hanno fatto mangiare sotto un telone effetto serra, schiacciati l'un l'altro per mancanza di posti e servendoci del cibo che neanche un ugandese avrebbe preparato peggio.

Fuggiamo dal ristorante disperati, io e spam lasciamo i nostri mezzi al campeggio e ci avviamo, dopo una rinfrescata, in piazza per la premiazione. Dopo le solite buffonate (tipo, il club che premia il sindaco, il sindaco che premia l'assessore, l' assessore che premia il vice assessore) arriva finalmente il nostro turno.

Il figlio di Gherardo, ahimè, si prende il premio come conduttore più giovane, con tanto di 'tanti auguri a te'; il padre gongolava. Io e Spam portiamo a casa i due premi come conduttore giunto da più lontano. Chiamo Mario da Monza per comunicargli la bella notizia e ci schiodiamo. Spiaggia, spiaggia.

Spam decide di partire immediatamente, per poi farsi un sonnellino sdraiato su di un cassonetto in un area di servizio. Io, Ciccio romeo e un terzo, di cui non ricordo il nome, concludiamo il motoraduno con pizza e birra (ambedue calde) in un simpatico locale del centro. A nanna, il raduno è finito.

Io resto ancora lunedì, giusto il tempo di caricare quattro o cinque chili di cipolle, andare ad incassare la vincita al lotto e di conoscere una ragazza carina, peccato, proprio l'ultimo giorno. Va beh. Tornerò. E lei sorride. Io ci tornerò davvero, motoraduno o no, il posto è bello e la gente cordiale. Il motoraduno è riuscito e l'esperienza è stata positiva. Grazie Moto Guzzi club di Tropea, grazie Vincenzo Crea e arrivederci, sicuramente, l'anno prossimo.

Lampeggi,

Alberto 'the longrider' (RE)