Raduno di Tropea 2002 - 1° parte
di Alberto Franchi


Motoraduno di Tropea, è distante, ma la voglia di farmi quattro giorni di relax è tanta. E poi non sono mai stato in Calabria in 37 anni. Devo andarci. La prima intenzione era di partire giovedì sera per essere a destinazione nella mattinata, ma, a causa del caldo di questi giorni, la sera la stanchezza incombe. Meglio partire di mattina con un'andatura veloce ed il caldo non si farà sentire.

Giovedì mattina, otto e trenta, sono quasi pronto. La California tagliandata e gommata di fresco freme dalla voglia di partire, ed io con lei. Chiudo la porta di casa, pronti, via. No! Ho scordato qualcosa. Torno in casa ancora tre volte, ora sono pronto davvero. Tiro la frizione, premo start e brooom. Ancora non sa che cosa l'aspetta. Guardo l' orologio. Nove in punto. Il contachilometri segna 9685. A Cadelbosco mi fermo per il pieno. Riempio fino all'orlo. Il tappo aeronautico non mi ha mai tradito ed, infatti, neanche una goccia di prezioso carburante andrà perso. Pago, gratto la cartolina del concorso e vinco un posacenere.'Grazie, lo vengo a ritirare la prossima settimana'.

La giornata inizia per il meglio! Azzero il parziale, farà un giro completo prima del mio arrivo a Tropea. Mille e quaranta sono i chilometri previsti, tanti, forse qualcuno in più. Entro in autostrada a Reggio Emilia che sono le nove e mezza. Prevedo di arrivare in dieci ore, un rapido conto a mente, cento chilometri l'ora; decido quindi di tenere un'andatura sui 120/130 per recuperare le soste per il carburante.

A Modena Sud il primo intoppo, la classica coda causa lavori, qualche chilometro a passo d'uomo e poi si riparte spediti. Firenze è raggiunta senza grandi patemi. Mi prude il naso. Tiro su la visiera e, nel tentativo di raggiungere col dito il punto da grattare, urto la lente sinistra degli occhiali che cade nel casco. La fortuna vuole che il cartello 'Area di servizio 1200 metri' sia proprio li. Non mi faccio pregare, rallento ed anticipo la prima sosta. Sono le undici e cinque, sistemo gli occhiali e faccio il pieno. Il contachilometri segna 9884, ho percorso circa 200 chilometri. Ne mancano ancora tanti e quindi riparto spedito.

La California è in forma, la strada diritta; neanche me ne accorgo che sono tranquillo a 150 km/h, la velocità la fa lei e io l'accetto. Sono nei pressi di Orvieto, all'altezza del chilometro 435 la mia Cali compie 10.000 chilometri. Purtroppo mi perdo il giro di boa. Il traffico merita più attenzione che il contachilometri. La mia splendida motocicletta l'avevo acquistata tre mesi prima, quando aveva solo 5900 chilometri. L'ho usata abbastanza.

Sono le 12.50, ho un po' di fame e mi fermo per un break veloce. Gelato, caffè e via, tanta strada è lì davanti a me. All'una e dieci sono a Roma. Il contachilometri segna 10103. Faccio il pieno, non sono ancora a metà del viaggio ... ma Roma non è al centro d'Italia? Le uscite autostradali le vedo sfilare, S.Vittore, Caianello, quante volte le ho sentite su Isoradio, ed ora eccole qui. Capua.

Cambio di carreggiata, rallento, sollevo la visiera per rinfrescarmi il volto sudato e la lente sinistra, martoriata dal mio dito 600 chilometri prima, decide di lasciarmi. La vedo volare via e abbandonare la montatura su cui era costretta da tanti, troppi anni. Poco male. L'ottico mi attenderà al ritorno. Napulè, cantava pino Daniele, eccomi qui. Quarta sosta per il rifornimento, 10308, finalmente il punto di non ritorno è passato. 620 chilometri da casa, quattrocento all'arrivo? Chissà! Prendo per Salerno, strada deserta, 150 ... 160 ... 170 ... non c'è nessuno.

Dopo tanti chilometri la mia Cali ha voglia di correre. Non sono certo io a dire di no. O' Vesuvio. Lo saluto come fosse un fratello. Un saluto veloce, l' autostrada è fatta per correre. Tropea, Tropea. La mia mente è là. Devo arrivare a Tropea entro le venti. Voglio, ripeto, voglio arrivare e farmi un bel bagno nell'acqua blu.

Sarno. Il mio sguardo volge a sinistra. La montagna è li. Ferita. Una tragica ferita che tanto dolore ha portato al paese che mestamente siede ai suoi piedi. Ma questa volta è diversa. Erano due anni che non passavo di qui. La natura reagisce, sempre. L'uomo la ferisce, ma lei rinasce. La ferita marrone ora ha degli spruzzi verdi, quel verde che il fango ha portato via, ora è lì, come a resuscitare. Io non ho tempo per fermarmi. Ho ancora 400 chilometri.

Arrivo a Salerno con quarantacinque minuti di anticipo suo mio foglio di viaggio. Temo un po'. Mai in vita mia ho viaggiato più a sud di Salerno. Ed ora sono qui, A3 Salerno-Reggio Calabria. La dovrò percorrere tutta, o quasi. A3. Tante cose mi vengono in mente, ma principalmente i cantieri, le code e Nicholas Green. Nicholas. Proprio come mio figlio che è a casa e che nemmeno si immagina che suo papà è tanto lontano.

Eccoli i temuti cantieri. Cambi di carreggiata continui mi costringono a ridurre drasticamente la velocità. 60/70 chilometri l'ora, ed anche meno. Fortunatamente il poco traffico pomeridiano mi aiuta. Preavvisi di restringimenti, poi inesistenti. Chissà perché? Forse qualcuno si è scordato di rimuoverli? Tratti di autostrada nuovi. La manetta del gas si apre da sola. E poi ancora restringimenti per cantieri inesistenti. Chissà perché? Qualcuno si è scordato di riaprirli?

Proseguo. Sala Consilina. La California ha bisogno di benzina. Sono le 16.21 e il parziale indica 777 chilometri. La meta si avvicina. Chiedo informazioni al benzinaio, sono ancora in Campania. La Basilicata o Lucania, che dir si voglia, la passo in fretta. Calabria. Com'è cambiato il paesaggio da quando ero in Emilia o in Toscana. Un paesaggio dove l'uomo ha cercato di sfruttare una campagna che certo non lo ha aiutato. Caldo, caldo. Curve, controcurve, gallerie e viadotti. Un asfalto terribile con buche e giunti che mettono a dura prova la mia ernia al disco.

850 chilometri da casa. Sono stanco. Veramente. La relativa vicinanza della meta e la stanchezza accumulata sono un mix disastroso. Decido per una sosta extra. Sono quasi a Cosenza e mi fermo. Caffè e Coca mi rinfrescano. Mentre sorseggio la fresca bevanda si avvicina uno strano individuo che mi chiede se il mio Cali è un 850. 'No, no. È un 1100'. Chiacchieriamo un po' di Guzzi. Sono a 100 chilometri da Pizzo Calabro. Chiamo gli organizzatori del motoraduno. Brutta notizia, ho ancora due ore di viaggio.

Si parte. Arrivo a Cosenza dove la A3 si trasforma in un ottovolante. Sono quasi a Pizzo. Il parziale, come previsto, si azzera. Grande! Mille chilometri. Ultimo rifornimento prima dell'arrivo. 1007 chilometri per 65 litri totali. Più di 15 chilometri/litro. Beh ... non sono andato proprio pianino! Pizzo Calabro, il cartello è un po' come una chimera. Pizzo Calabro, mi vengono in mente Aldo, Giovanni e Giacomo alle prese con la Skylab in Via Washington. 3. Ridacchio fra me e me ed esco.

Tropea 26 chilometri. Ancora? Comincio a vedere bancarelle che vendono cipolle rosse. 'Sono arrivato', penso. Proseguo per 100 metri. Secondo cartello. Tropea 30 chilometri. Rimango un po' basito. 'Va beh, dai, - reagisco - sono gli ultimi'. Avanti 100 metri terzo cartello. Tropea 34 chilometri ... 'ma allora mi prendono in giro!!!'. Mi immetto sulla costiera che tanto assomiglia a quella amalfitana. I sorpassi sono quasi impossibili, come i caschi in testa agli scooteristi. Piano piano arrivo a Vibo Marina, mi sarei fermato volentieri, ma oramai vedevo Tropea in lontananza. Forza.

La strada da costiera si trasforma in superstrada. Bene. Al bivio devo decidere, Tropea Centro o Tropea Marina? Prendo per il centro. Mi fermo vicino alla piazza centrale e chiamo Franco, vigile urbano e co-organizzatore. A 200 metri da me vedo una divisa con un cellulare in mano. È lui. Si avvicina, stretta di mano e due chiacchiere di rito. Arriva la macchina di servizio con la quale mi scortano fino al campeggio.

19.42. Sono arrivato. 1071 chilometri. Ho diritto ad un po' di relax? Monto la tenda, mi metto il costume e mi tuffo nel mare azzurro della Calabria, proprio mentre il sole, in lontananza, cala oltre l'orizzonte. Doccia fredda e a tavola, dove la carinissima (in tutti i sensi) Rosetta mi serve delle squisite specialità calabre. È ora di dormire, ma l'adrenalina ed il formicolio alle mani mi impediscono di prendere sonno. Gironzolo un po' per il campeggio e per Tropea fino a quando la stanchezza ha finalmente il sopravvento su adrenalina e formicolii varii.

Dormo. Me lo merito. E se lo merita anche la mia Moto Guzzi California Special Sport nero e oro, che intrepida mi ha portato a più di mille chilometri da casa senza alcun problema. Grazie Amica.

Lampeggi,

Alberto (RE)