Motoraduno di Tropea, è distante, ma la voglia di farmi quattro giorni di
relax è tanta. E poi non sono mai stato in Calabria in 37 anni. Devo
andarci. La prima intenzione era di partire giovedì sera per essere a
destinazione nella mattinata, ma, a causa del caldo di questi giorni, la
sera la stanchezza incombe. Meglio partire di mattina con un'andatura veloce
ed il caldo non si farà sentire.
Giovedì mattina, otto e trenta, sono quasi
pronto. La California tagliandata e gommata di fresco freme dalla voglia di
partire, ed io con lei. Chiudo la porta di casa, pronti, via. No! Ho scordato
qualcosa. Torno in casa ancora tre volte, ora sono pronto davvero. Tiro la
frizione, premo start e brooom. Ancora non sa che cosa l'aspetta. Guardo l'
orologio. Nove in punto. Il contachilometri segna 9685. A Cadelbosco mi
fermo per il pieno. Riempio fino all'orlo. Il tappo aeronautico non mi ha
mai tradito ed, infatti, neanche una goccia di prezioso carburante andrà
perso. Pago, gratto la cartolina del concorso e vinco un posacenere.'Grazie,
lo vengo a ritirare la prossima settimana'.
La giornata inizia per
il meglio! Azzero il parziale, farà un giro completo prima del mio arrivo a
Tropea. Mille e quaranta sono i chilometri previsti, tanti, forse qualcuno
in più. Entro in autostrada a Reggio Emilia che sono le nove e mezza.
Prevedo di arrivare in dieci ore, un rapido conto a mente, cento chilometri
l'ora; decido quindi di tenere un'andatura sui 120/130 per recuperare le
soste per il carburante.
A Modena Sud il primo intoppo, la classica coda
causa lavori, qualche chilometro a passo d'uomo e poi si riparte spediti.
Firenze è raggiunta senza grandi patemi. Mi prude il naso. Tiro su la
visiera e, nel tentativo di raggiungere col dito il punto da grattare, urto
la lente sinistra degli occhiali che cade nel casco. La fortuna vuole che il
cartello 'Area di servizio 1200 metri' sia proprio li. Non mi faccio
pregare, rallento ed anticipo la prima sosta. Sono le undici e cinque,
sistemo gli occhiali e faccio il pieno. Il contachilometri segna 9884, ho
percorso circa 200 chilometri. Ne mancano ancora tanti e quindi riparto
spedito.
La California è in forma, la strada diritta; neanche me ne accorgo
che sono tranquillo a 150 km/h, la velocità la fa lei e io l'accetto. Sono
nei pressi di Orvieto, all'altezza del chilometro 435 la mia Cali compie
10.000 chilometri. Purtroppo mi perdo il giro di boa. Il traffico merita più
attenzione che il contachilometri. La mia splendida motocicletta l'avevo
acquistata tre mesi prima, quando aveva solo 5900 chilometri. L'ho usata
abbastanza.
Sono le 12.50, ho un po' di fame e mi fermo per un break veloce.
Gelato, caffè e via, tanta strada è lì davanti a me. All'una e dieci sono a
Roma. Il contachilometri segna 10103. Faccio il pieno, non sono ancora a
metà del viaggio ... ma Roma non è al centro d'Italia? Le uscite
autostradali
le vedo sfilare, S.Vittore, Caianello, quante volte le ho sentite su
Isoradio, ed ora eccole qui. Capua.
Cambio di carreggiata, rallento, sollevo
la visiera per rinfrescarmi il volto sudato e la lente sinistra, martoriata
dal mio dito 600 chilometri prima, decide di lasciarmi. La vedo volare via e
abbandonare la montatura su cui era costretta da tanti, troppi anni. Poco
male. L'ottico mi attenderà al ritorno. Napulè, cantava pino Daniele, eccomi
qui. Quarta sosta per il rifornimento, 10308, finalmente il punto di non
ritorno è passato. 620 chilometri da casa, quattrocento all'arrivo? Chissà!
Prendo per Salerno, strada deserta, 150 ... 160 ... 170 ... non c'è nessuno.
Dopo
tanti chilometri la mia Cali ha voglia di correre. Non sono certo io a dire
di no. O' Vesuvio. Lo saluto come fosse un fratello. Un saluto veloce, l'
autostrada è fatta per correre. Tropea, Tropea. La mia mente è là. Devo
arrivare a Tropea entro le venti. Voglio, ripeto, voglio arrivare e farmi un
bel bagno nell'acqua blu.
Sarno. Il mio sguardo volge a sinistra. La
montagna è li. Ferita. Una tragica ferita che tanto dolore ha portato al
paese che mestamente siede ai suoi piedi. Ma questa volta è diversa. Erano
due anni che non passavo di qui. La natura reagisce, sempre. L'uomo la
ferisce, ma lei rinasce. La ferita marrone ora ha degli spruzzi verdi, quel
verde che il fango ha portato via, ora è lì, come a resuscitare. Io non ho
tempo per fermarmi. Ho ancora 400 chilometri.
Arrivo a Salerno con
quarantacinque minuti di anticipo suo mio foglio di viaggio. Temo un po'.
Mai in vita mia ho viaggiato più a sud di Salerno. Ed ora sono qui, A3
Salerno-Reggio Calabria. La dovrò percorrere tutta, o quasi. A3. Tante cose
mi vengono in mente, ma principalmente i cantieri, le code e Nicholas Green.
Nicholas. Proprio come mio figlio che è a casa e che nemmeno si immagina che
suo papà è tanto lontano.
Eccoli i temuti cantieri. Cambi di carreggiata
continui mi costringono a ridurre drasticamente la velocità. 60/70
chilometri l'ora, ed anche meno. Fortunatamente il poco traffico pomeridiano
mi aiuta. Preavvisi di restringimenti, poi inesistenti. Chissà perché? Forse
qualcuno si è scordato di rimuoverli? Tratti di autostrada nuovi. La manetta
del gas si apre da sola. E poi ancora restringimenti per cantieri
inesistenti. Chissà perché? Qualcuno si è scordato di riaprirli?
Proseguo.
Sala Consilina. La California ha bisogno di benzina. Sono le 16.21 e il
parziale indica 777 chilometri. La meta si avvicina. Chiedo informazioni al
benzinaio, sono ancora in Campania. La Basilicata o Lucania, che dir si
voglia, la passo in fretta. Calabria. Com'è cambiato il paesaggio da quando
ero in Emilia o in Toscana. Un paesaggio dove l'uomo ha cercato di sfruttare
una campagna che certo non lo ha aiutato. Caldo, caldo. Curve, controcurve,
gallerie e viadotti. Un asfalto terribile con buche e giunti che mettono a
dura prova la mia ernia al disco.
850 chilometri da casa. Sono stanco.
Veramente. La relativa vicinanza della meta e la stanchezza accumulata sono
un mix disastroso. Decido per una sosta extra. Sono quasi a Cosenza e mi
fermo. Caffè e Coca mi rinfrescano. Mentre sorseggio la fresca bevanda si
avvicina uno strano individuo che mi chiede se il mio Cali è un 850. 'No,
no. È un 1100'. Chiacchieriamo un po' di Guzzi. Sono a 100 chilometri da
Pizzo Calabro. Chiamo gli organizzatori del motoraduno. Brutta notizia, ho
ancora due ore di viaggio.
Si parte. Arrivo a Cosenza dove la A3 si
trasforma in un ottovolante. Sono quasi a Pizzo. Il parziale, come previsto,
si azzera. Grande! Mille chilometri. Ultimo rifornimento prima dell'arrivo.
1007 chilometri per 65 litri totali. Più di 15 chilometri/litro. Beh ... non
sono andato proprio pianino! Pizzo Calabro, il cartello è un po' come una
chimera. Pizzo Calabro, mi vengono in mente Aldo, Giovanni e Giacomo alle
prese con la Skylab in Via Washington. 3. Ridacchio fra me e me ed esco.
Tropea 26 chilometri. Ancora? Comincio a vedere bancarelle che vendono
cipolle rosse. 'Sono arrivato', penso. Proseguo per 100 metri. Secondo
cartello. Tropea 30 chilometri. Rimango un po' basito. 'Va beh, dai, -
reagisco - sono gli ultimi'. Avanti 100 metri terzo cartello. Tropea 34
chilometri ... 'ma allora mi prendono in giro!!!'. Mi immetto sulla costiera
che tanto assomiglia a quella amalfitana. I sorpassi sono quasi impossibili,
come i caschi in testa agli scooteristi. Piano piano arrivo a Vibo Marina,
mi sarei fermato volentieri, ma oramai vedevo Tropea in lontananza. Forza.
La strada da costiera si trasforma in superstrada. Bene. Al bivio devo
decidere, Tropea Centro o Tropea Marina? Prendo per il centro. Mi fermo
vicino alla piazza centrale e chiamo Franco, vigile urbano e
co-organizzatore. A 200 metri da me vedo una divisa con un cellulare in
mano. È lui. Si avvicina, stretta di mano e due chiacchiere di rito. Arriva
la macchina di servizio con la quale mi scortano fino al campeggio.
19.42.
Sono arrivato. 1071 chilometri. Ho diritto ad un po' di relax? Monto la
tenda, mi metto il costume e mi tuffo nel mare azzurro della Calabria,
proprio mentre il sole, in lontananza, cala oltre l'orizzonte. Doccia fredda
e a tavola, dove la carinissima (in tutti i sensi) Rosetta mi serve delle
squisite specialità calabre. È ora di dormire, ma l'adrenalina ed il
formicolio alle mani mi impediscono di prendere sonno. Gironzolo un po' per
il campeggio e per Tropea fino a quando la stanchezza ha finalmente il
sopravvento su adrenalina e formicolii varii.
Dormo. Me lo
merito. E se lo merita anche la mia Moto Guzzi California Special Sport nero
e oro, che intrepida mi ha portato a più di mille chilometri da casa senza
alcun problema. Grazie Amica.
Lampeggi,
Alberto (RE)