Era una mattina fredda e umida...
di Michele "Draghetto Grisù"


Era una mattina fredda e umida.
E in effetti le cinque di mattina del 30 novembre di rado sono un orario compassionevole per un motociclista... per fortuna, come sempre, ci sono Maria e il suo fantastico caffé che mi fanno ritenere meno folle l'idea di partire con quel tempo e percorrere 650 Km. Dopo qualche minuto anche sentire il borbottio confortante del draghetto Grisù fi fa ritenere di potercela fare. Ma la strada è ancora lunga, e non appena lasciati alle spalle Altamura e i suoi ultimi lampioni, scorbutica e insensibile, la nebbia delle Murge mi rapisce con un soffio.
Non è semplice guidare con la visiera che si appanna di continuo. E se per caso porti gli occhiali non c'è problema... si appannano anche quelli.

Continuo a fatica a farmi strada lungo le strade provinciali che mi portano alla fine fino a Melfi, dove circa verso le 6 e 20 la nebbia inizia pian piano, stanca della sua foga notturna, a diradarsi. E' l'ora di prendere un altro caffè.
Entro nella prima stazione di servizio, dove molti lavoratori stanno consumando la loro prima colazione prima di entrare in servizio nell'enorme stabilimento che pare ancora sopito. Nei loro sguardi una nota di sorpresa, alcuni sprizzano dagli occhi una scintilla di invidia, altri non vorrebbero mai trovarsi al mio posto... un letto caldo li tenterebbe certamente di più.

Riparto sereno e un pò più energico alla volta di Candela e del più familiare tratto appenninico della A16. Il viaggio prosegue tranquillo, a volte gli ultimi brandelli di nebbia sorvolano rapidi lo stradone, ma verso le 8 il sorriso mi si stampa sulla faccia infreddolita quando fa la sua comparsa un pallido sole che pian piano si sforza di rivelare un tenue azzurro nel cielo. Adesso ringrazio dello spettacolo dell'alba. La giornata prende tutta un'altra piega.

Alle 9 ho appuntamento al primo autogrill del raccordo A16-A1 con Angelo e Francesco che per l'occasione inaugra il suo nuovo "vecchio" Jackal. Dopo pochi minuti li vedo arrivare, col sole alle spalle come nei film. Caloroso saluto, ci vuole dopo tanto freddo, caffè e sfogliatella... è tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sentirci di nuovo pronti a partire.
L'autostrada invece è noiosa. Non ti emoziona, non ti regala grandi paesaggi con cui concederti una tregua dalla infinita striscia tratteggiata. Altre due soste trascorrono. Altre centinaia di kilometri scorrono sotto le nostre gomme, ora li ricordo come un film muto che scorre avanti ad alta velocità.

Siamo nel primo pomeriggio adesso, ci troviamo alle pendici del Monte Amiata. Gli ultimi metri son stati piacevolissimi. Asfalto asciutto sole alto, cielo terso, odore di casa. Dietro una curva spunta quasi all'improvviso la nostra meta. Un cortile affollato di moto, qualche volto familiare che parlotta sorridente, mentre altri fumano una sigaretta con gusto. Il pranzo dev'essere finito da pochissimo. Ed ecco che finalmente inizia la festa, gli abbracci e si sorrisi di visi amichevoli, le vigorose strette di mano, i "...ti ricordi?", "com'è andato il viaggio?", "trovato nebbia?", mille domande da tutte le parti, con la voglia di rispondere a tutti contemporaneamente, quasi a voler recuperare tutto il tempo trascorso in silenzio ad ascoltare il sibilo del vento e la voce dei nostri bicilindrici baritonali.

Dicono che non è la meta che conta, ma il viaggio.
Dicono che l'importante non è la meta ma la compagnia.
Quando qualcuno ve l'ha detto la prima volta avete creduto che fosse giusto, ma quando la prima volta l'avete provato ne avete avuto la certezza!
Alla prossima, amici dell'Amiata tutti!!!