La moto nel DNA
di "Lungosette"


Beh, io non sono un Guzzista, ma credo sia giusto raccontare qualcosa di me, affinchè si possa conoscere un pò del mio essere MOTOCICLISTA.
La mia storia sulle due ruote inizia nel 1970 a 16 anni, con l'acquisto di in paperino a presa diretta spietato concorrente del Ciao, chiamato Moby della Motobecane francese. Era incredibile: con il pieno di due litri di miscela al 5% percorreva quasi 100 km e come se non bastasse, se finiva la miscela, si poteva commutare il rapporto, rendendo i pedali più leggeri di quelli di una bicicletta.
Dopo pochi mesi che lo guidavo, passai al Trial Motobi con ruota dentata e doppio rapporto. Con la corona maggiore si riusciva a farlo impennare da fermo con la quarta inserita. Quanti voli fuori strada senza problemi e quante cadute in città poichè quella ruota di certo era una sciagura soprattutto sul bagnato.
Nel 72 per le strade imperversavano già le giapponesi. Il fascino del rombo delle Guzzi V7, delle Laverda, delle Ducati, delle Morini, delle Benelli, delle MV, cominciava a lasciar posto alle moto dagli occhi a mandorla; ma era ancora presto per me pensare a loro.

Ero innamorato della Ducati 350 Scrambler, ma a mio padre sembrava potente e veloce date le dimensioni e quindi mi impose di comprare la nuova Gilera 150 Arcore (nome che resta un neo nella mia storia...), che con i suoi 145 km/h, il povero Scrambler, non lo vedeva neppure.
Ma dovevo obbedire.
Un giorno vidi transitare per strada una Honda CB350 Four. Mi avvicinai e la guardai. Era bella, tutta cromata. Non resistetti e l'amore per lo Scrambler era passato. Nulla potè mio padre. La comprai.
Avevo 20 anni e correrva il 1974. Da un anno ormai montavo la mia invidiatissima Honda CB350 Four. Nessuna di pari cilindrata competeva con lei. Solo la MV Agusta 350, giacchè di peso assai inferiore mi vedeva attaccato alla sua ruota posteriore, per il resto...
La sera del 29 maggio era in programma la cena con i professori della nostra quarta classe del corso serale dell'industriale .. Prima di recarmi al ristorante, andai sul litorale a nord di Brindisi per "ossigenarmi ben bene" sulle belle curve che abbiamo, conscio della assenza di traffico. Adrenalina alle stelle.
Che meraviglia, si piegava una bellezza senza badare a spese. Allunghi sostanziosi per scalare le marce...ma uscito da una curva tiro la seconda, terza 110 km/h e mollo immediatamente perchè a poco più di cento metri davanti transitava un autobus urbano.
Rallento mi sposto sulla sinistra per vedere la strada, vedo una Fiat 500 giungere.
Rientrando dietro l'autobus ero a 45 km/h. L'autobus frena inaspettatamente, io pure e la moto si corica sulla sinistra.
Così mi lancia in avanti: sbatto violentemente con la schiena sul fanalino dell'autobus, lascio giubetto Honda in nylon e molta pelle sull'asfalto e la Fiat 500 mi prende in pieno passandomi sopra. Risultato? Frattura terza lombare e ipofisi spinosa settima cervicale, escoriazioni e contusioni multiple (polsi, ginocchia) trauma cranico (l'unica volta che andavo in moto senza il mio futuristico casco Nava - nero - e non era neppure obbligatorio), ritiro della patente, la proprietaria della Fiat 500 che pretese 350mila lire sostenendo che la mia sola testa avesse rotto la ruota di scorta, la batteria e il frontale della sua macchina (avrò avuto una testa veramente così dura?), poi 75 giorni di gessatura dalla testa al coccige, un mese di fisioterapia, esami per la patente. Il reparto ortopedia era una vera sala delle torture, me ne hanno fatto di tutti i colori... Fui raccolto bene dalla strada e giunto in ospedale senza conoscenza la ripresi sulla soglia del reparto rianimazione.
Vidi l'intera famiglia, capii subito e chiesi: la moto? dove sta, che si è fatto? Le sostituii soltanto la parabola cromata del faro e la freccia sinistra. Neanche un graffio. Alla ripresa dopo quattro mesi di inoperosità, la condensa aveva perforato le quattro marmitte e le sostitui con una 4 in 1 della Marvin. Dopo? Di nuovo in sella: viaggi, raduni, adrenaliniche tirate e curve fino al 1976 quando rimasi folgorato dalla nuova CB500 Four K2 con gli strumenti della 750, nuovo serbatoio e colorazioni e la comprai senza pensarci un attimo.

Già il 1976. Dopo una estenuante trattativa con mio padre la spunto avendogli mentito sul fatto che la 350 dopo l'incidente (si ma di due anni prima..., non teneva bene la strada e che bisognava fare delle riparazioni assai costose.

Tutto falsissimo ovviamente. Ma il genitore si raccomandò di non spendere molto data la situazione di crisi che attraversava la fabbrica in cui lavoravo. Ma a 22 anni, pur con tutta la saggezza che gli altri mi riconocevano, la voglia della Honda CB750 Four K2 (l'unico vero mito per intenderci) era fortissima. Andai dal mitico unico concessionario Honda della provincia brindisina il quale non aveva disponibile nemmeno una 750 e che il primo esemplare sarebbe stato li verso settembre.

Erano i primi di giugno. In quel momento arrivò un biker con la nuova 500 che ancora non avevo visto da vicino. Quando entrò abbracciò il concessionario calorosamente tessendogli le lodi del nuovo modello. Quella persona veniva da Bari ed era un suo amico. Vado a vedere la moto. Era quella celeste. La guardai, la riguardai. Mi colpì fortemente la bellezza del nuovo serbatoio e dei nuovi strumenti. In esposizione c'era il modello precedente tutta un'altra cosa. Allora il concessionario mi fa: "scommetto che ti piace", risposi di si ma che il colore non era di mio gradimento. Il proprietario intervenne dicendo che a Bari c'era solo quella e avrebbe preferito la nera ma che lui aveva una gran fretta di possederla. Il concessionario tirò fuori la brochure di quella nera.
Ragazzi...che vi devo dire?
In quel momento non pensavo più alla 750. Lui subito capì la luce nei miei occhi e disse che se avessi aspettato ancora un paio d'ore ne avrei potuto vedere una in...gomme e acciaio cromato, nera, la prima che gli stavano mandando in visione.
Nel frattempo il suo amico ripartì.
Dopo un pò ritornai e dal tir stavano scaricando un grosso imballaggio. ERA LEI.
Mi misi a lavorare sodo con il concessionario, assemblando con le mie mani la moto. Una volta messa sul cavalletto, ripulita e lucidata a dovere...(ne avevo già fatto altre prima, compresa la mia 350, si ci passavo il mio tempo libero a gratis), rimasi folgorato dalla bellezza e sapendone le caratteristiche, non esitai un minuto. Gli dissi "dai facciamo il contratto" e giù a firmare cambiali. Dopo tre anni mi valutò la 350 quasi quanto mi era costata all'acquisto (970mila lire, contro 976mila). La 500 costava 1.880.000 lire, la 750 quasi due milioni.

Fu così venduta la prima nuova Honda CB500 Four K2 nera di Brindisi. Appena firmato il contratto, visto che ero di casa in quella concessionaria, presi la targa prova e la attaccai sul porta targa. Nel frattempo la batteria era pronta. Vado a prendere la benzina con una lattina, metto in moto e via.

Ma non è tutto.
Quella mattina eravamo in sciopero. Manifestazione con assedio del Municipio.
Già il nostro datore di lavoro non pagava gli stipendi (...una antica e sempre viva malattia dei sciur padrun dalli belli braghi bianchi...).
Arrivai con la mia nuova moto. Dopo averla parcheggiata andai dai compagni. In un attimo mi giro e vedo due carabinieri vicino alla mia Honda che la guardavano e scrivevano la targa. Mi avvicinai chiedendo cosa volessero e mi imposero di andare in caserma davanti a loro in macchina e a passo d'uomo. Giunti li mi intimano di parcheggiarla e consegnar loro le chiavi. Si trattava di un sequestro perchè avevano una segnalazione secondo cui quella moto risultava rubata al figlio del loro colonnello.
Voi siete matti da legare risposi raccontando la storia.

Ma secondo me credevano di farmela. Telefonai al concessionario che giunto li dopo dieci minuti, ne uscimmo insieme lui in macchina e io in moto. Naturalmente poi fu lui a"sequestrarmela" per ridarmela immatricolata.

Per tre anni viaggi con ogni tempo, sempre con la mia fidanzata già dalla Gilera divenuta poi mia moglie. Mai un problema, sempre perfetta, curavo da me la manutenzione grazie al formidabile libretto di istruzioni. Splendida e sempre splendente. Sostituii tutta la viteria del carter con bulloncini a brucola dalla testa verniciata di rosso. Rossi anche i coperchietti e gialle le scritte sulle gomme.
A quei tempi non esisteva l'abbigliamento tecnico e a Brindisi poi, nemmeno a pensarci di trovare un qualche negozio del genere.
Durante un viaggio a Roma, andai alla Futura e lì acquistai un pantalone antipioggia, un sottocasco Zegna, un paio di guanti in pelle interno seta, con indice e anulare rivestito di daino per asciugare l'acqua dalla visiera. Che finezza: nulla di simile esisteva in loco.
Poi nel 79 nasce il primo figlio.
Mi vidi costretto a vendere il mio gioiello. Da quel momento la mia vita cambiò. Perdetti la mia libertà. Fino al quell'anno continuai a comprare Motociclismo (di cui conservo ancora i numeri dal 1970 al 1979); poi la famiglia, il lavoro, gli impegni politici e sindacali.
Rarissimi i giri dell'isolato su moto di qualche amico, contati sulle dita di una mano in 29 lunghi anni: anni in cui attraverso dieci diverse auto utilizzate (otto usate e due nuove ho percorso circa un milione di km, mezzo milione con la sola Renault 19 dti 1.9 RT del 93).
Solo nel 96, trovandomi a Riccione (dove noleggiano di tutto) riuscii una sera a noleggiare per un ora una Honda VF750 Custom due cilindri. A dir il vero cercavo il noleggio delle Harlay Davidson che era ancora chiuso.
Poi più niente anche se la passione è rimasta sempre viva attraverso l'acquisto sporadico di riviste e attraverso i servizi televisivi di Nuvolari su Sky.

L'anno scorso, a causa della crisi economica che mi ha colpito sono stato costretto a vendere la mia eccezionale Zafira diesel con il cambio automatico.
Non avendo più necessità di un auto simile, cercavo su Internet qualcosa di antico e di emozionante tipo: Diane, R4, Capri. le prime due intoccabili, la terza inesistente.
Fu così che trovai una bella Croma full optional del 99 in perfette condizioni con gpl blu serie speciale per i magistrati. Prendo appuntamento e la mattina precedente l'incontro il tizio mi chiama per avvertirmi che l'aveva venduta a quello che aveva chiamato prima di me. Vi lascio immaginare l'incazzatura alle stelle. Nel frattempo avendo bisogno per lavoro di un mezzo per un periodo di due mesi in piena estate, dato che l'unica auto serve a mia moglie, un amico mi presta una Suzuki 800 Marauder. Una custom lenta e pesante e molto scomoda per i miei problemi alla schiena, ma con un rombo degno delle italiane o al più di una Harley che non ho mai guidato.
Dai e dai e dai e dai, decido di cercare una moto da usare per lavoro. I miei miti sono intoccabili per me e quindi l'idea di trovare una 500 o 750 dei miei tempi svanisce. Alla fine trovo la mia attuale HONDA CB500 bicilindrica. E' del 98. I due prima di me l'hanno tenuta bene. Un pò di segni del tempo sulla carrozzeria si vedono. Non è il mio target: niente cromature, assai spartana; ma... che vi devo dire? Funziona una meraviglia e mi sembra come sapesse tutto di me.
L'ho sistemata ben bene. In un anno ho percorso novemila km. La uso sempre.
Fu così che un mio carissimo amico in Bmw mi propose di andare insieme a lui e ai Falchi di Brindisi al Motoraduno di Galatina lo scorso 3 maggio.
Il rivedere dopo tanti anni il nostro mondo mi ha provocato una fortissima emozione da non stare più nella pelle.
Poi siamo usciti insieme a Franco Resta e altri a Cerchiara Calabra, un giro domenicale a Martina Franca e Torre Canne e l'Emoraduno.
I miei guai mi hanno inibito il picnic lucano e la notte dei Falchi.... ma spero di recuperare.
L'esperienza dell'Emoraduno è stata molto bella. Alcuni di voi li ho conosciuti e nella speranza che il mio essere HONDISTA non rappresenti per i FALCHI GUZZISTI un problema, mi piacerebbe poter partecipare ancora a iniziative future.
Credo siate davvero BELLA GENTE e pertanto sono sicuro che anche voi pensiate che non è la moto che fa la differenza.

Lungosette