La scimmia
di Patrizio Vigile


Arrivò all'improvviso; a cinquant'anni suonati non credevo potesse succedere!
Ed invece è successo!
Decidere di comprare una moto: una follia vera e propria. Eppure l'ho comprata.

Tutto iniziò poco più di un anno fa, allorquando insieme ad un amico/collega si cominciò a parlare di bilanci (che a quell'età sono quasi sempre più consuntivi che preventivi), di cose fatte nella vita e, soprattutto, di quelle non fatte. E tra queste, il mio amico Andrea annoverava quella di farsi la moto; anzi di ricomprarsela, visto che svariati anni addietro l'aveva avuta e poi venduta per cause di forza maggiore (la moglie; le figlie; la casa da comprare e da arredare etc.). Ed in proposito lui aveva le idee ben precise: voleva una Guzzi. Una V35 Custom, per l'esattezza.

A sentire quel nome, MOTO GUZZI, scoccò dentro di me una scintilla che, improvvisamente, rischiarò un angolino della mia mente, riaprendo uno di quei cassetti nei quali sono stati riposti alcuni dei più bei ricordi e che per il troppo tempo trascorso sembravano ormai persi nei meandri della nostra memoria. All'improvviso, mi ritrovai catapultato indietro nel tempo fino agli anni della mia adolescenza allorquando, imberbe giovincello, passavo davanti alle vetrine del Concessionario di Napoli della Moto Guzzi, al corso Umberto I (meglio conosciuto come il "Rettifilo"). Ricordo che le moto esposte in vetrina mi rapivano facendomi partire in viaggi che solo la fantasia può consentire. In quegli anni, poi, la Guzzi aveva da poco creato un mito, la V7, che tra l'altro era subito divenuta il sogno di tutti grazie anche al suo impiego in uno spot pubblicitario di gomme da masticare, le Hollywood (la gomma del ponte, recitava lo slogan).
Cavalcata da un improbabile cow-boy, con la faccia da duro e con indosso un poncho messicano, la V7 faceva sfoggio di tutta la sua bellezza richiamando alla mente degli appassioanti le mitiche Harley statunitensi. Fu così che, percorso da brividi e con il cuore attanagliato da ricordi ed emozioni che credevo ormai dissolte, mi ritrovai preda della "scimmia". Quella strana, indescrivibile sensazione, che improvvisamente ti assale e ti artiglia il cuore e la mente, impedendoti di ragionare con la lucidità e la freddezza che l'età, la maturità e la saggezza imporrebbero.
Accendere il computer, lanciare la connessione a Internet e digitare le parole magiche, Moto Guzzi, e ritrovarmi in un mondo completamente diverso fu tutt'uno.

Iniziai, così, un viaggio nel passato che di tanto in tanto mi catapultava nel presente facendomi transitare per il futuro. Quante ore ho passato dinanzi allo schermo a leggere la storia della Guzzi, le caratteristiche dei vari modelli. Poi, sempre il mio amico Andrea, mi chiede di cercargli su Internet la moto dei suoi sogni. Lui col pc ha un rapporto decisamente conflittuale e, quindi, sono io la sua unica possibilità. Comincio a visitare siti dove si trattano moto usate; forum di discussione dove si parla solo e soltanto di Guzzi; siti dedicati tassativamente al marchio dell'aquila di Mandello. E così, senza neanche accorgermene, vengo assalito da una febbre che mi fa smaniare; mi provoca sensi di colpa e, nello stesso tempo, una voglia di rivalsa; una prepotente voglia di soddisfare quel desiderio che per mille ed una ragione ho sempre accantonato, che ho sempre sacrificato sull'altare dei migliori propositi. Mi dico che tutto sommato ho ancora il diritto di dedicare a me stesso, e solo a me stesso, un attimo di attenzione. Dopo tutto me lo merito, o perlomeno cerco di convincermi di questo; sono sempre stato un ragazzo con la testa sulle spalle; ho sempre pensato alla famiglia; alla casa. Quindi, uno sfizio potrò pur togliermelo!!!

E così, giorno dopo giorno, cercando una V35 Custom mi rendo conto che in realtà ne sto cercando due. E una sera mentre sono a tavola a cenare, con mia moglie che mi rimprovera di piantarla con quel dannato pc, seguo contemporaneamente gli sviluppi di un'asta su Ebay, dove è stata messa in vendita una splendida V35 C del 1983 (l'anno del mio matrimonio). Qualcosa mi dice che quella è la mia moto; faccio un'offerta di rilancio proprio nell'istante in cui scade il tempo a disposizione e l'asta viene considerata chiusa; un laconico messaggio di posta mi avverte che "al momento sono il miglior offerente"; passano pochi attimi ed un altro messaggio mi comunica di essermi aggiudicato l'oggetto all'asta. Non posso crederci; ho comprato una moto! La mia moto!!!
Ancora in preda allo stupore, all'incredulità ed alla gioia decido di tenere per me questa novità. Voglio essere prima sicuro che le cose si concludano positivamente e poi darò l'annuncio ufficiale al resto della famiglia. Anche perché i primi timidi accenni a questo mio desiderio hanno suscitato perplessità e qualche battuta ironica da parte di familiari ed amici.

Passano diversi giorni per espletare le varie formalità: il pagamento; il passaggio di proprietà; la stipula dell'assicurazione; l'organizzazione del trasporto. Già, perché la mia moto sta vicino Pordenone ed io vivo all'estrema propaggine meridionale della Campania. Ma non mi importa attendere: serve a rendere più dolce il momento magico in cui prenderò possesso della mia "Piccerella". E di giorni ne passeranno parecchi; circa trenta. Poi, una sera, finalmente una telefonata dello spedizioniere mi avverte che sta per arrivare; ancora un'oretta e sarà sotto casa mia. Di lì a poco mi ritrovo ad ammirare la mia moto; è ancora più bella di come appariva nelle foto. Stento a credere che sia mia. Devo continuamente ripetere a me stesso che sono il legittimo proprietario di quella magnifica figlia dell'aquila.

La ricovero nel garage che ho affittato proprio per lei e resto in attesa che arrivi il tagliando della polizza assicurativa. Quando dopo alcuni giorni tutto sembra essere a posto ed io mi accingo a programmare la mia prima uscita accade, ahimè, uno spiacevole imprevisto: una caduta di mia madre, che è anziana e vive sola a Napoli, che le causa la frattura del femore destro. Accidenti; devo mollare ogni cosa e partire. Passeranno alcune settimane prima del mio rientro a casa, Ma adesso ci siamo: è domenica 18 Maggio!!! Sono le 5 e 30 del mattino; non riesco a dormire più. Mi alzo, mi preparo ed esco. Lei è li ad aspettarmi; la tiro fuori dal garage; la porto a mano per qualche decina di metri fino ad un posto dove potrò farla riscaldare senza il timore di dare fastidio a qualcuno ancora beatamente addormentato. Mentre cammino penso che oggi è il compleanno di Luca, mio figlio. Un'altra singolare coincidenza: la prima è che lei è nata lo stesso anno in cui mi sono sposato; la seconda è che la mia prima volta in moto cade proprio nel giorno in cui ricorre la nascita di mio figlio. I due eventi, più belli ed importanti di tutta la mia vita, in un attimo li ritrovo collegati a lei. Credo proprio che sia un buon segno (lo so; si tratta di superstizione. Ma che volete? Quando uno è napoletano)!!!
Poi indosso il casco, monto in sella e mi avvio.

I primi metri sono piuttosto problematici: eh già! Per uno che sulla moto ci è sempre salito in qualità di passeggero non può essere diversamente. Qualche difficoltà con la frizione; qualche problema con la traiettoria; accidenti, sembrava tutto più facile a leggerlo su internet. Poi, la mia Piccerella capisce che per me è la prima volta e, come un'amante che vuole rendere bella, indimenticabile ed emozionante quella "prima volta", si avvia dolcemente. Sto guidando la mia moto; non mi sembra vero! Per strada pochissime persone e quasi nessuna auto: è proprio quello che voglio io! Non mi va proprio a genio di far ridere la gente con le mie acrobazie da motociclista (è proprio il caso di dirlo) della domenica. Mi immetto sul lungomare; guardo intorno a me le cose che vedo tutti i giorni, ma stavolta hanno un aspetto diverso ed io cerco di tranquillizzarmi ripetendomi che va tutto bene, che tutto è a posto. Mi fermo al distributore di carburante per fare il mio primo rifornimento. Poi, accade il primo inghippo: non capisco perché ma non entra più la marcia. Faccio diversi tentativi; il benzianio mi chiede se ho problemi poi come per incanto ingrano la prima e riprendo la marcia; ma ancora la frizione mi gioca un brutto scherzo: strappa un pochino e, ovviamente, mi fa spegnere il motore. Un paio di tentativi e riesco a ripartire. Faccio il giro del paese, poi mi dirigo verso la periferia; voglio provare un po' a cambiare le marce e, soprattutto, voglio allontanarmi dagli sguardi incuriositi dei primi viandanti. Piccerella avanza allegramente; faccio qualche curva per tentare una timida piega. Poi, punto deciso verso la statale ed esco dal paese; adesso posso anche aumentare la velocità. Il motore canta tranquillo ed anch'io mi sento più calmo e padrone della situazione. Vorrei continuare all'infinito ma mi rendo conto che avrò tempo per i viaggetti e per le "zingarate". Adesso è tempo di conoscere la mia "ragazza", di capirla e soprattutto farmi capire ed amare da lei.

Faccio ancora qualche kilometro e poi decido di ritornare verso casa. Mi fermo per invertire la marcia; c'è ancora qualche difficoltà con il gioco di frizione (mi sembra d'essere tornato trent'anni indietro, quando da un mio compagno di scuola, un pò più grande di me, prendevo lezioni di guida automobilistica); poi riprendo la via di casa. Riporto Piccerella nel suo garage; le faccio una carezza sul serbatoio come per ringraziarla e, uscendo, le rivolgo uno sguardo di saluto ripensando a quel vecchio motto che dice: una Guzzi ti riporta sempre a casa. E' proprio vero: "grazie Piccerè!!! Hai riportato a casa anche me che (forse) con incoscienza (ma sicuramente con amore) mi sono affidato interamente a te. Non tradirmi mai, piccola mia, e soprattutto perdona la mia inesperienza e riportami sempre a casa; sano e salvo. Te ne sarò sempre grato e riconoscente. E soprattutto ti ringrazio per aver realizzato il mio sogno".

Patrizio Vigile