
"Enzo, a che punto stai?"
La voce di Rocco mi arriva assonnata e preoccupata, lui sa dei miei lenti e minuziosi tempi di preparazione da ‘sposa al matrimonio’. Invece sono già in garage, alle 6 del mattino di martedì 28, tutto trafelato:
"Rocco sono già tutto sudato. Sto caricando i bagagli su Sweet Mother. Sto per muovermi!"
"Io ritardo un poco, vado a prendere la Cali dal Box di mia madre. Ci vediamo al distributore Agip sull’autostrada! Hai sentito che pioggia stanotte?.... non ho chiuso occhio, mi sono addormentato alle 4!"
"Non ho sentito nulla! Sò’ sordo per fortuna! ho 5 ore di sonno agitato e ho visto che è tutto pieno di pozzanghere in strada... speriamo bene!"
C’era stato il desiderio di anticipare la partenza di un giorno rispetto al gruppone degli amici Falchi Lanari che sarebbe partito il mercoledì; ero riuscito a coinvolgere Rocco e MickyT3 nel raggiungere Michele ‘FG’ Paolucci a Foggia e fare insieme il percorso per Mandello. Questo ci avrebbe permesso un giorno mototuristico in più, ambito da entrambi, a digiuno delle bellezze del lago e del circondario da visitare con calma: il Museo della Fabbrica, la concessionaria D’Agostini, Volpolini, Stucchi... insomma un giretto per i santuari guzzistici, e non solo, che avevamo studiato insieme.
Anche Ciccio ‘Volante’, il nostro caro preZ, aveva più volte espresso l’intenZione di partire il martedì, ma libero da impegni e percorsi, per raggiungere con calma prima il figlio a Ferrara e poi l’indomani volgere verso la Mèta.
La sera prima Micky’t3’ e Michele ‘Fg’ ci comunicano che l’indomani, purtroppo, devono essere presenti al lavoro; il primo appena libero verso le 9,30 si sarebbe messo in strada per raggiungerci; in ogni modo lasciava a casa la più confortevole e veloce Bmw Touring, super carenata, per decidere di divertirsi sul serio col suo California T3 che con la sua maggiore autonomia di carburante non avrebbe avuto difficoltà. Mentre noi ne avremmo approfittato per concederci pause più lunghe da bravi neofiti! Michele ‘Fg’ invece doveva rimandare, unendosi all’ultimo gruppo.
La partecipazione al Raid era decisa e oramai scontata da mesi, i giorni si avvicinavano velocemente ed ecco che improvvisamente mi trovavo libero da impegni lavorativi: ’disoccupato’...
‘50enne rottamato!’
Uscivo da un pessimo periodo, il lavoro mi aveva in qualche modo letteralmente ’scaricato’, fisicamente e mentalmente; stanco avevo poca lucidità sul da farsi e con modi da ipocondriaco accentuavo diverse infiammazioni trascurate, sopraggiuntemi in conseguenza dei ritmi lavorativi di cantiere, rimediati con qualche antinfiammatorio e vaghi ricordi di esercizi di Yoga. Ero assalito da un senso di inadeguatezza alle circostanze, responsabilità e irrazionalità, vergogna del mio stato, paura di spendere soldi ma voglia di buttarmi tutto alle spalle.
Gli incontri da SasàHome, il quale amorevolmente mi metteva a punto la moto, che temevo perdesse pezzi per strada, e gli amici che avevano già partecipato alle precedenti edizioni, mi rassicuravano.
Dentro ero emozionato come un bambino alla sua prima gita scolastica senza i genitori, ma anche con la tentazione di farmi fare una ‘giustificazione’, di ritrovarmi con un febbrone salvifico che mi avrebbe risparmiato da quel che mi aspettava.
D’altronde il caloroso incontro GuzziFoggiano di un paio di settimane prima, già mi confermava di cosa avevo davvero bisogno!! Vivere fino in fondo e pienamente l’evento sarebbe stata la soluzione più appagante e salvifica a questo status mentis in cui mi trovavo.
L’autostrada mi si presentava con il solito via vai di camion, visto migliaia di volte in macchina, per la prima volta mi aspettavano molte centinaia di chilometri, questa volta in sella ad una moto.
Rocco si destreggiava, non curante, col suo California Ev nero scintillante, sicuro e deciso imboccava tutte le curve ed i sorpassi.
"E’ incollata all’asfalto come una macchina!" continuava a ripetere, io faticavo indicibilmente a guadagnare i viadotti, le gallerie e le lunghe code di articolati mi mettevano soggezione, un senso di vertigine e claustrofobia che non avevo mai provato prima:
"Ma dai! Hai tutta la corsia davanti libera, che paura hai? Abbiamo fatto tante provinciali più tortuose e pericolose insieme: buttati!"
E lo ritrovavo ad aspettarmi alle piazzole di sosta.
Solo dopo Pescara ho cominciato a sciogliermi, a guidare più sereno, accorgendomi di come la moto rispondeva bene e decisa su strada, cosa che lei mai avrebbe dubitato di fare al contrario di quel che facevo io...
Il cielo era incredibile! Costeggiando il mare alla nostra destra, il vento, deciso ma sopportabile, spazzava via tutte le nuvole aprendolo al sole, ma sospendendole a sinistra, sulla dorsale appenninica, plumbee, gravide di pioggia, rimbombanti di tuoni.
Un pensiero andava a Salvatore Accardo, che già si era adoperato con i suoi buoni uffici ‘lassù’, risparmiandoci l’acqua durante l’incontro sul Gargano. Ora mentre tutt’attorno diluviava, con i suoi auguri aveva continuato a dispensare le sue manne anche per noi!
Ad ogni sosta ci sentiamo osservati da sguardi di curiosità e ammirazione verso le nostre moto; una coppia signorile ed attempata ci ferma:
"I nostri complimenti... avete moto bellissime!"
Ma cavolo! La gente sembra si accorga che esistano le Moto Guzzi solo quando le vede!
Verso Ancona, MickyT3 ci avvisa che è partito alle 11 ed ha incontrato sulla strada Ciccio ed Angelo Promutico, neoFrazermunito, ci invitano a sostare a Ferrara per la notte.
A Bologna ci dedichiamo un pasto leggero e una meritata sosta più lunga, visto il grosso anticipo rispetto agli altri. Decidiamo comunque di dirigerci a Ferrara anche noi per proseguire tutt’insieme all’indomani, anche perché sulla Padania dopo tanto sole, incomincia ad incombere un nuvolone immenso, cupo e nero con sembianze di minacciosa cornucopia.
"Rocco attenzione alle uscite, c’è molto traffico. Restiamo vicini..."
Deviazione per Ferrara vista all’ultimo, metto freccia e Rocco che schizza invece via dritto, veloce.
"Azz! L’abbiamo persa! Dobbiamo proseguire, forse ne troveremo un’altra e potremo fare inversione... guarda che nubi! ci copriamo con antipioggia?"
"No, non serve per ora"
Ultime parole famose, due minuti due, e siamo sotto una tempesta di acqua e grandine. La visibilità si riduce tantissimo e sembra si faccia notte, non c’è modo di fermarci sotto un ponte, troppo traffico, noto altre macchine che hanno avuto la stessa idea, temiamo di essere travolti.
Comincio a sentirmi le maniche bagnate e fredde. Finalmente ad un distributore ci fermiamo e mi asciugo nella toilette con gli asciugatori, come avevo letto del grande NiqTp nella sua “radio”grafia di “Io Elefante” verso il suo viaggio all mitico’Elefantentreffen’. È il mio primo battesimo della pioggia da quando ho deciso, da pochi mesi, di vivere questi miei anni in modo nuovo in sella ad una moto. Penso a lui che l’ha fatto a gennaio e mi.... ‘Conforto’!
E di battesimi me ne sarebbero stati riservati tanti altri ancora.
Dopo aver perso tutto il vantaggio sui nostri amici, essendo dovuti arrivare a Modena per invertire, riusciamo ad incontrarli a Ferrara. Anche loro si sono bagnati, senza aspettarselo, verso l’arrivo.
Ci dirigiamo in città dove il simpaticissimo Vittorio, figlio di Ciccio, ci accompagnerà all’albergo e al ristorante. Costeggiamo il Castello e il centro della città, deserta e magnifica, con le sue luci e le prospettive metafisiche delle piazze.
Ero stato brevemente di passaggio a Ferrara di giorno, calcata da turisti frettolosi come me, ma in quel momento, al volgere di quel giorno, mi è sembrata la più bella e accogliente città d’Italia. Intanto riprendeva a piovere.
All’indomani, con calma ripartiamo verso Mandello. Sull’autostrada ripartendo da una sosta, mi accorgo di aver perso per l’ennesima volta un dado di un collettore di scarico e un altro si stava allentando. Mi era già successo e ormai riconoscevo il suono ed è stato bellissimo vedere come gli amici, preparatissimi, srotolavano tutti i ferri, chiavi a mandrini e dadi che comparivano all’istante: cinque minuti e si ripartiva con la moto riparata definitivamente!
Subito dopo Lecco, un altro acquazzone violento, misto a grandine ci ha quasi accompagnato fino ad Abbadia Lariana. Mi ritrovo in testa, impaurito fra curve strette e camion che sopraggiungono; fango che scende ai lati della strada, procedo a 10-20 chilometri orari, accendo le frecce lampeggianti nel timore di non esser visto; smette,finalmente ho il tempo di accorgermi del lago di Como!
Bellissimo!... torno all’infanzia, quando passavamo con la famiglia e con i miei zii e cugini bresciani, tutte le vacanze sui laghi di Garda, di Ledro, D’Iseo e correvo felice con loro sulla bicicletta, lungo le sponde dei laghi.
Tempo una doccia velocissima e siamo davanti alla Sacra Fabbrica, conosco Andrea Natale, Fabio, Francesco con la sua California Ev bianca, Riccardo Bartolini con la su Rossa venuto da Sassari, e tanti altri. Non perdiamo tempo e decidiamo di entrare a far visita al museo, siamo accolti da un cordialissimo signore: Luigi Forni, che con pazienza e passione minuziosa ci accompagnerà, raccontandoci un bel pezzo di storia importante di un mito italiano invidiato in tutto il mondo e mi confermerà come il cuore di S.M., il 750 c.c., sia uno fra i più riusciti, rodati ed intramontabili di tutte le Moto Guzzi!
Non mi dilungo nei particolari della visita, avendo ancora poca competenza tecnica motoristica.
Ma come quando entro in una antica chiesa e noncurante del culto cerco il passaggio delle genti, della polvere e del genio dell’arte umana, ho cercato di vedere i segni del tempo sulle moto esposte, sui muri della Fabbrica che intravedevo dalle finestre, l’odore di olio e di ferro che pervadeva il tutto, l’enfasi artistica, estetica e tecnologica, esaltata nel succedersi dei modelli: il V7, le prime 850 e California che mi facevano fantasticare da ragazzino e nel contempo, romanticamente, pensavo che qualcuno, antico artefice, affacciandosi sulle nostre moto potesse riconoscerle come figlie sue, insomma.... incrociare i genitori di Sweet Mother!
Non riusciremo a fare il giro previsto per i santuari Mandelliani, ma sono già felice e appagato certo che ci tornerò presto!
Al rientro in albergo troviamo il gruppo dei Falchi, partito la mattina; anche loro hanno trovato pioggia che li ha bloccati per un’ora e riparo sotto un largo ponte all’altezza di Milano. Ritrovo tra loro, con piacere, Francesco Stano: qualche settimana prima, assieme alla moglie avevamo condiviso il bel weekend sul Gargano con tanti amici.
È arrivato finalmente anche Michele Paolucci, il padre di tutta questa manifestazione, la sua presenza, il suo volto sorridente ed entusiasta, ci rassicurerà sempre durante tutto il Raid!
Passiamo una bella serata in un ristorante immerso in una piccola valle sopra la cittadina; cominciamo ad essere numerosi e altri arriveranno durante la cena.

All’indomani, ci si ritrova davanti al Cancello Rosso per la partenza, è un bellissimo colpo d’occhio: pacche, presentazioni e ...via!
Diamine ! Mi ritrovo in testa ad un gruppo, io che non ho mai percorso un tornante..!! Mi sembra di guidarli per gallerie infiltrate d’acqua, umide e scivolose, per le strade che ci porteranno sulla Valsassina con i suoi splendidi panorami.
Ansia.. penso a quanti staranno imprecando per come vado piano e svolto le curve tirando di freno. Ma alle soste è tutto uno scambiarsi di sorrisi, pacche e sguardi ammirati per le bellissime moto; noto quante signore giovani e meno giovani, ma tutte felici e compiaciute, hanno deciso di condividere questo viaggio con i loro compagni e la mia tensione si allenta!
Festa all’accoglienza dal cordialissimo concessionario di Brescia’ Tutto Moto’: un buffet coi fiocchi e bibite a volontà per dissetarci.
Avevo notato con piacere che nel gruppo c’erano altre due Nevada già alla partenza da Mandello.
Mi presento, contento finalmente di non sentirmi più solo, ad averlo ’piccolo’... il motore.
Fra questi conosco Mic, ma solo dopo realizzerò che è il Mic di ‘Cose Guzzistiche’, al quale Carmine mandava i suoi saluti, avvisandolo che ci avrebbe aspettato all’arrivo in Puglia.
Mi aveva superato spesso, e seguivo con ammirazione sulle curve sopra la Bergamasca, lui e la sua Nevada, mentre io... lui sul suo 750cc e io...
Fa’ caldo ed è una bellissima giornata. Ci aspetta la grande pianura del Po’, strada tranquillissima e quasi soporifera, con i suoi rettilinei e curve ampissime. Gli orizzonti si perdono a vista d’occhio; l’aria è pervasa da un profumo misto di terra bagnata dalle recenti piogge e dall’acre odore dei concimi. Si scorgono le fabbriche agricole del Polesine imponenti e grondanti di storia contadina, che han fatto grandi le genti di queste terre.
Procediamo lentamente per ridotti limiti di velocità e presenza di autovelox; osservo spesso con ammirazione i quattro Grandi Ungheresi dei Guzzi Monster che ci accompagnano. Sono i più disciplinati di tutti, sempre ligi nel rientrare subito nelle loro corsie e senza mai dar di gas oltre (misura). Ma riconosco che lo stesso spirito pervade la maggioranza di tutti noi... quasi.
Pioggia dicevo: infatti all’orizzonte, approssimandoci alle campagne di Ferrara, si ripresentano improvvisamente rotolanti nuvoloni minacciosi. Approfitto di una brevissima sosta carburante e questa volta mi infilo l’antipioggia. Si alza un turbinio di polvere e vento che sembra prendere la rincorsa in queste valli senza ostacoli. Le moto si piegano notevolmente e mi spavento; mi sento sempre impreparato agli imprevisti, mi assale spesso il timore che trovandomi in difficoltà diventerei un problema nel gruppo che scorre, comunque, affiatato. Neanche il tempo di...diluvio universale! Approfitto di un attimo di sosta e indurisco l’ammortizzatore di sterzo, appena montato prima del viaggio, e tanto deriso nel forum dei Falchi; con meraviglia mi accorgo che la moto tiene decisamente meglio le raffiche improvvise di questa tempesta!
Il gruppo si scompiglia: chi si ferma a coprirsi con tute antipioggia e chi ha rallentato; i più navigati tirano dritti, imperterriti, senza spaventarsi e corrono, corrono...troppo per me! Perse le staffette, scope, apripista, perdo anche un po’ di sicurezza che stavo faticosamente guadagnando...
Smetterà di piovere dopo una mezzora interminabile. Ci ritroviamo in pochi e ci rendiamo conto di aver perso il gruppo e non capiamo dal road book quale strada intraprendere, dove ci troviamo.
I bluetooth, i Tom Tom, le diavolerie elettroniche di cui alcuni erano equipaggiati non servivano , ai cellulari non rispondevano, incomincio a sentire la stanchezza ed a innervosirmi per aver perso il gruppo di testa. Il caro Lello, ‘Palla di Biliardo’, abituato di più alle uscite in gruppo si mette alla testa e ci guida: Porto Garibaldi, le foci del Po’, i laghi di Comacchio, si imbocca la bellissima statale Romea con le sue pinete verdissime. All’altezza di Ravenna ritroviamo il gruppo, proveniente dal senso opposto. Mistero! Noi eravamo in senso opposto! E qualcuno, vuoi per stanchezza, vuoi per distrazione, si butta a svoltare ad U per raggiungere il gruppo. Una mercedes, frena, stride, impreca, e se ne và. Mi spavento e mi arrabbio, mi rendo conto che alcune circostanze, possono esserci fatali, basta una sciocchezza..ma per fortuna siamo arrivati!!
All’arrivo in albergo la tensione accumulata sparisce, quando finalmente faccio conoscenza della nostra amata, mitica, webmaster Katia La Piratessa e di Marcello ‘Murry’!
"Katia! Io ti ho riconosciuta... sono Enzo, Enzo750 dei Falchi!"
...mi guarda...
"CICLAMINOOO!!"
Abbracci e saluti calorosi.
Riconosco da alcune foto viste, anche Francesco ‘Mastrolindo’, che ci accompagnerà amorevolmente col suo entusiasmo contagioso per la seconda tappa.
Comincio ad accusare forse i primi segni di stanchezza; mi rendo conto che nel corso delle soste, trovandomi spesso in coda al gruppo, sono fra gli ultimi a far rifornimento, a riposare le gambe a terra, a tirare una sigaretta spesso buttata a metà. I primi riposano maggiormente, (tu invece) sei ancora in coda alla toilette e spesso senti rombare e chiamare:
"Enzoooo muovitiii!!"
E si deve ripartire!
Mi alzo male la mattina: evidentemente non ho una bella cera! Se ne accorgono gli amici dalla mia faccia stanca; comincia ad assalirmi un cattivo umore che conosco quando sento che il fisico prende un’altra strada rispetto dalle mie aspettative. Mi son svegliato diverse volte la notte, stanco ed agitato, queste sere mai a letto prima di mezzanotte e alle 6,30 già in coda per il bagno. Non sopporto la luce che entra in camera dalle finestre che non hanno voluto chiudere i miei compagni di stanza.
È troppo tardi per mettermi la santa mascherina per gli occhi, che sempre mi porto in giro per alberghi, spesso senza imposte scure. Ormai i neuroni hanno ripreso a trasmettermi che mi aspetta un altro giorno, altre strade: l’Umbria, le Marche, l’Abruzzo e altri amici che si aggiungeranno.
Son sempre fra gli ultimi a partire. Da buon distratto, ritorno sui i miei lenti preparativi infinite volte, controllandomi le chiusure dell’abbigliamento, borse, casco... ’la sposa’... mavaff’...!
Una volta partiti non puoi più fermarti!
Nel piazzale del parcheggio dell’albergo, oramai quasi vuoto, un pilota mi indica un guanto che giace in terra, chiede se mi appartiene, con la mano nego e lui vola via.
Spengo la moto, scendo, lo raccolgo: è fradicio della pioggia del giorno precedente, in pelle, sdrucito e vissuto; lo ripongo nel bauletto. Sono in ritardo e mi avvio.
Lasciando l’autostrada a Fano, ci ritroviamo a percorrere l’antica strada Flaminia e in un attimo ci ritroviamo tra i dolci panorami umbri.
Non mi stanco mai di meravigliarmi di quanto sia bellissima questa Italia. Una consapevolezza sempre nuova, esaltata soprattutto da questo veloce attraversamento lungo lo stivale, che assomma vorticosamente immagini di una natura a volte imponente, sempre varia, dove per fortuna il passaggio dell’uomo ha creato delicate alchimie con le sue piccole strade, paesini, terrazze agricole digradanti sulle colline, con un afflato ancora a dimensione umana. Una bellezza che mi rende più consapevole del nostro rapido passaggio, non solo in questo viaggio motociclistico, ma nel nostro viaggio terreno. Bellezza che documenta i tanti anni di storia e sacrifici per queste terre, storie spesso rimosse dai più, alle quale dovremmo dedicare più rispetto... sempre!
Pensieri che mi ritorneranno l’indomani, riprendendo la vecchia ss. 16 dopo Pescara, verso l’ultima tappa. La luce del cielo che costeggia il mare, con i suoi trabucchi senza tempo, appesi in bilico e l’odore delle alghe sulle spiagge, strade che non ripercorrevo da quando, sempre nell’infanzia, nostro padre ci portava in vacanza al nord sul suo Maggiolino fino ad Ancona, dove cominciava il grande progresso delle autostrade. Perdevamo il contatto con i luoghi, i volti, i dialetti delle persone del luogo e salutavamo l’arrivo a questa tappa ritrovando divertiti, ogni anno, il piccolo Pinocchio di bronzo che ci aspettava paziente nella sua piazzetta!

L’attraversamento del Passo del Furlo è affascinante e magniloquente, c’è tanta gente per la festività del 1° Maggio ma la presenza è discreta, mai cafona o invadente; una meritata sosta e chiedo a chi ha parcheggiato se abbiano perso un guanto... niente!
Riprendiamo il percorso e siamo sempre in gruppi che per lo più si amalgamano spontaneamente. Comincia una statale rapida. Ho davanti a me qualche amico dei Falchi, Michele ‘Griso Rossa’ mi segue, procedo al mio solito ritmo tranquillo che mi permette di godere anche dell’ambiente circostante. Michele, mi supera col suo inconfondibile stile di tenere le braccia piegate più alte del busto; trovo macchine in coda che mi rallentano...li perdo...’va bè‘ penso, ’li troverò ad aspettarmi come al solito ad un incrocio; ci arrivo...nessuno!
Aspetto che qualcuno arrivi da dietro, accendendomi un sospirata sigaretta... nessuno...
Avevo dimenticato il roadbook a casa e me lo ero fatto prestare da un reticente Rocco, incredulo che ci si potesse perdere... ma tant’è.
Vedo arrivare Palla, Rocco, Frank, Franco il meccanico, Gianni e Fabio che doveva essere la nostra scopa, avevano perso anche loro il gruppo di testa. Consultiamo velocemente le mappe, ma sbagliamo ripetutamente strada!
L’umor nero della mattina mi riassale, guido malissimo, terrorizzandomi a tutte le curve impervie e malandate che percorriamo. Palla mi rimprovera:
"Enzo mi stai deludendo, stai guidando malissimo!"
"Cacchio lo so! Sono in difficoltà, ma... non c’è neanche bisogno di correre!!"
"Noo! quando sei in gruppo così, non puoi andartene comodo, condizionando i tempi...!"
"Gruppo?? Avevo proprio i miei Falchi avanti e son volati via! Che diamine! Se finivo a vedere come nascono i ciclamini, nessuno se ne accorgeva!!"
Riusciamo a guadagnare la sosta per il ristoro, quando gli altri ovviamente...stanno già per ripartire:
"Ragazzi, ho un guanto trovato a terra a Ravenna!"... nessuno.
Sono stremato, le mani prese dai crampi per la tensione di queste ore e, ripartendo, Palla mi fa il classico gesto di dar di manetta. Con la sinistra lo mando a quel paese!
Sono in crisi nera, incomincio a pensare che sarebbe meglio staccarmi dai gruppi e percorrere le strade fino a Montesilvano in solitario. “BASTA! Sono stanco, al rientro a Bari appendo il casco al chiodo e ripenso un po’ a come affrontare queste esperienze motociclistiche! Troppo stress... non mi diverto per niente... Niente più gruppi, un caffè al massimo e via... solo soletto... prendendomi tutto il tempo, proprio così:... ’il mio tempo’...’’
Me la prendevo, puerilmente, con chi non si preoccupava che rimanessi indietro, quando il nostro motto con i Falchi é ‘un amico non si lascia mai indietro’... Accusavo la moto troppo carica di bagagli, con i pneumatici troppo gonfi, con l’ammortizzatore di sterzo irriso da tutti, S.M. che non riconoscevo più, ma era solo una crisi di nervi, in competizione con me stesso, frustrato con le mie possibilità, mi ritrovavo vecchio... diventato un problema per gli altri!
Paolo Spadavecchia, da navigato centauro, se ne accorge e fraternamente mi consiglia di mettermi più in testa ai gruppi e non badare assolutamente a chi mi segue:
"Se vogliono, ti superano!!"

Saliamo sulle cime innevate: il parco dei Monti Sibillini si svolge grandioso sotto i nostri occhi. Siamo estasiati ma anche eccitati e comincio a sciogliere la tensione di fronte a questi paesaggi. Frank ‘Farmamecca’ mi si avvicina, si scioglie anche lui e condivide quanto sia straordinario ciò che stiamo vedendo! Frank è il padrino, mio malgrado, del mio appellativo floreale fra i Falchi, datomi quando durante una delle mie primissime uscite, ci ritrovammo su una stradina sterrata inaspettatamente circondata da tantissimi ciclamini. Lui quel giorno con il suo Goldwind, in difficoltà, imprecava, mentre io sorpreso e felice lo sfottevo di ringraziare per questa visione offertagli!!
Scendendo i ripidi tornanti, si aprono ancora valli e curve con una vegetazione rigogliosa, Paolo si è messo a seguirmi in modo discreto ma rassicurante.
Mi supera Mic con la sua Nevada nera; imbocca sempre le curve con una personale eleganza e fluidità e.... ha una Moto come la mia, la piega docilmente, sposta di poco il busto, apre ora una gamba ora l’altra, accelera, decelera, non frena quasi mai e ha una ... M o t o!! ed è... c o m e la M i a...!!
Non me ne accorgo nemmeno.
Prendo ad imitarlo: non corriamo, lo accompagno decelero mi piego mi sposto accelero,
S.M. mi accompagna anche lei dolce e sicura, senza bisogno di brusche scalate, senza frenate alla luce dell’imbocco delle curve... ed è b e l l i s s i m o!!
Una vertigine da togliermi il respiro!
Godo finalmente e... rinasco! E i vagiti sono le nostre bicilindriche che sembra suonino all’unisono!! Mi tornano di nuovo in mente le bellissime parole di Donato D’annunzio, conosciuto sul Gargano, quando, con ammirazione lo osservavo in quel susseguirsi continuo di curve, e ai miei complimenti, si giustificava di percorrere queste strade ‘solo’ come fossero una partitura musicale e, ora soltanto, capivo quanto ne avessi fatto giusto tesoro!
Non so spiegarmi perché sia successo in quel preciso momento e in quelle circostanze e non nelle tante strade percorse con gli amici nei mesi scorsi!
Ora solo ora. Sono alchimie e piccoli miracoli che scoccano forse quando in un momento di crisi devi mettercela tutta, devi raschiare il barile, cadere per rinascere meglio e nella mia vita mi ero già ritrovato tante altre volte a far fonte a questi ostacoli che si sparigliano sul percorso, ed ogni volta mi ritrovavo un uomo migliore!
L’attraversamento di Montesilvano assume l’aspetto di una parata, con i nostri gilet fosforescenti sembriamo una truppa in uniforme; gente e bambini festanti al nostro passaggio, mi accorgo che ci sono tantissimi Guzzisti locali ad accoglierci per gli incroci e ad accompagnarci alla bellissima festa organizzata dal concessionario ’Bottega Moto Guzzi’ con il calore entusiasmante della signora Grazia, che conoscerò più tardi, un vero vulcano di idee e simpatia contagiosa, lei e suo marito ci accompagneranno fino all’arrivo a Gioia Del Colle!
Oltre all’accoglienza, so che si sono adoperati fra mille difficoltà per sistemarci negli alberghi, poiché la nostra sistemazione era compromessa per dare spazio ai terremotati delle campagne vicine.
La felicità in questi giorni prende sempre il sopravvento sulla stanchezza e questa serata è il giusto coronamento di un giorno così denso di emozioni durante il quale, come in una tempesta, ho dovuto dar fondo a tutte le mie risorse per non farmi travolgere!
Fra fiumi di birra e vino musica gnocchi e arrosticini, scorgo Michele Fg e lo avviso di.... aver trovato un guanto! All’indomani a cena chiederemo ai tavoli.
Sul tardi Frank mi presenta Francesco ‘Lupo dei 2 mari’ con la sua dolce compagna. Ci avevano raggiunto per questa tappa. Desideravo da tanto conoscere Lupo, lo avevo letto spesso affine alle mie ‘corde’ e ammiravo nei suoi racconti il percorso umano in sella alle sue moto e come con un fratello più piccolo proiettavo i miei desideri irrealizzati, lo spirito libero, fuori dal coro.
Naturalmente non ci seguiranno all’indomani, decidendo al risveglio e al momento con i loro umori e tempi.
Parto fra i primi questa volta, ho bisogno di anticipare per un’incontro che mi aspetta una volta entrati in Puglia. Gli amici non essendosi accorti della mia partenza e ..conoscendomi..mi cercheranno per tutta la mattinata!
Arrivati a Vasto, mi viene incontro Francesco Ciancio: sul forum dei Falchi interviene assiduamente.
Distanti nei nostri percorsi motociclistici, non ci eravamo mai incontrati prima; abbracci e complimenti si sprecano. Vivere queste esperienze permette un ‘rendez vouz’ straordinario: incontrarci finalmente, avere un volto, noi con le nostre moto; da città e luoghi lontani, conosciuti solo nei forum con i nostri nickname!
La Puglia, il Gargano! A Poggio Imperiale finalmente mi aspetta Carmine Apparente.
E’ con Michele ‘il Talebano’ e altri amici di cui nella confusione ed emozione mi sfuggono i nomi.
Impazienti non vedevamo l’ora di abbracciarci, quasi al termine ormai di questi giorni incredibili.
Le sere precedenti con Carmine ci eravamo sentiti spesso. Si rassicurava che stessi bene chiedendomi come fosse vivere questa esperienza. Mi mandava i saluti degli amici dell’incontro Guzzifoggiano dal tam tam affettuoso sul forum di Anima Guzzista.
Carmine, Lui È mio ‘fratello’! Il ‘padrino’ di Sweet Mother, diventata (citando parole sue) “nostra intima icona d’amicizia”, voleva vedere che faccia aveva l’altro “pazzo cinquantenne che giocando sul suo cavalluccio di ferro, attraversava le strade d’Italia!”
Lo lascio con Mic, che gli era stato di grande aiuto col suo entusiasmo, su ‘Cose Guzzistiche’, per organizzare il 2° Incontro Guzzifoggiano. Amici come Mic Romano, Andrea Natale, Katia ’La Piratessa’, sono persone eccezionali, appassionate. Il loro lavoro scrupoloso, dettato solo dalla voglia di dare una mano di supporto sui nostri amati siti online, hanno permesso che questo fantastico evento, sogno di Michele Paolucci, si potesse svolgere al meglio!
I tempi dettati dal percorso ci costringono a salutarci, non prima di prometterci di rivederci prestissimo.
Raggiungiamo il punto di raggruppamento dove finalmente si è aggiunto anche Mauro, Sabino ‘da Canaus’e Pasquale De benedictis, due ‘Le Mans’ e una ‘1200 Sport’!
Sono in tanti ormai fra i Falchi Lanari, a dare una mano: Ciccio, Micky, Elio, Sasà (che si perderà!?), Frank, Pasquale ‘bellaciao’, Rocco, Paolo, Michele ‘griso rossa’, Mauro, Pasquale ‘le mans rossa’, Sabino, Franco, Michele, Francesco. Felici di svolgere il ruolo di staffette ufficiali e spontanee ai vari gruppi!
‘Palla’ viene insignito all’unanimità nostro capogruppo. Insieme a noi si uniscono Gregorio e tutti i calorosi amici Siciliani ‘Guzzisti dell’Etna’. Palla ci raccomanda, visto il susseguirsi di curve strette, di distanziarci per maggiore sicurezza. Di rimando io avviso tutti di.... non venirmi dietro!
Salvo, con la sua ammiratissima e rara California Vintage bianco perla, mi chiede ‘perché?’ lo allerto della mia velocità da bradipo. Si esalta e decide di affiancarmi. Và piano anche lui. Reduce da un recente grave incidente, ha sofferto anche lui i ritmi spesso sostenuti e gli smarrimenti di questi giorni.
Ripartiamo verso il promontorio del Gargano, attraversando altre strade a me sconosciute, che non avevo percorso neanche qualche settimana prima. È un paradiso terrestre a pochi centinaia di chilometri da casa mia. Penso a come siano fortunati i miei amici a vivere in questi luoghi.
Oggi avrei potuto finalmente scaricarmi, divertirmi a curvare come stavo imparando, ma non perdo mai di vista Salvo, lo seguo a distanza per metterlo a suo agio, mi rivedo io solo poche ore fa. Mi fa cenno che è felice e và tutto bene, lo sono anche io e tanto.
Lauto spuntino con sosta e riposo a Zapponeta. Qualcuno corre a vedere la spiaggia, altri si stendono al sole approfittando di un momentaneo abbiocco. Nel parcheggio penso che è il momento giusto di chiedere se “a qualcuno manca un...guanto...!” ma tutti son presi oramai da una ‘trance’.... stiamo arrivando!
Ricominciamo a scendere verso Gioia del Colle per strade ormai familiari, mi metto un po’ in testa, mi affianco agli altri amici perché vorrei guidarli per le mie strade. Felici, siamo ormai un fiume in piena, un serpentone verde che si dipana verso Bari. Ci raggruppiamo alla stazione di benzina e mi sbraccio con FrancoV50 che ci aspettava, ci teneva molto ad esserci al nostro arrivo.
Gioia Del Colle! Dal concessionario Fiorente Moto a festeggiare tutti insieme sui tavoli del banchetto preparatoci. Arrivo fra gli ultimi, rallentando questa volta, per godermi lo spettacolo, parcheggio, scendo, mi inginocchio e bacio la mia terra.

Fra il banchetto, il vociare confuso, risate e commozione sento il vocione squillante di Sasà:
"Enzo, quello sordo! Dov’è?" mi volto guardandolo ironicamente:
"tu avevi trovato un guanto?"
Lo guardo incredulo...
"Qui c’è un amico che dice di averne perso uno"
Mario Del Verde con la sua Signora, da Mandello su una Nevada I.E. Gialla fiammante, parlando con Sasà, si era complimentato di se stesso: di non aver smarrito nulla in questo viaggio, tranne un ....povero guanto!
apro il bauletto...
"È lui!!" Ci abbracciamo commossi e felici!
Mi racconta di quante strade, quanto vissuto hanno quei guanti:
"Sai, li conservo tutti, anche se non li uso più, consunti, li appendo. Ognuno è legato a tantissimi ricordi!"
Promessa di ritrovarci a Mandello quanto prima!
Il giorno dopo, la mia stanza è sparsa confusamente di bagagli, gadget, maglia del raid, non vorrei ancora mettere via niente.
Mi ricordo che ho ancora altre cose nel bauletto posteriore.
Scendo in garage, fra tante moto anonime.. lei... riposa silenziosa e solitaria, accanto ad un pilastro.
Mi accorgo di vederla soltanto ora così ricoperta di fango, polvere, sale.
Raccolgo le ultime cose, mi volto, ritorno sui miei passi e le lascio dolcemente una carezza sulla pancia.
Enzo Sardano “Enzo750”
Falco Lanario
Ringrazio Michele Maielli ’Mickyt3’ per le foto allegate.